Fai questi 3 errori al primo incontro?

Le persone che sono state incoraggiate ad agire lo fanno sull’onda dell’entusiasmo e con belle prospettive. Purtroppo però, non possiedono ancora un’adeguata preparazione e una formazione idonea. In concreto, si possono individuare 3 errori da evitare. Nel primo incontro abbiamo mostrato la possibilità di ottenere guadagni incredibili. Le persone nuove si sentono motivate, entusiaste e pronte per agire. Abbiamo mostrato nei dettagli il piano di marketing e il nostro business. Cosa fa poi, un collaboratore nuovo? Naturalmente spiegherà agli altri la stessa identica cosa che hai presentato tu. Quali saranno gli effetti? Di solito, con questo metodo, dopo 3 mesi la persona nuova si sentirà bruciata, demotivata, a volte addirittura “fregata”. Forse sarà stato capace di creare anche una specie di struttura, ma sarà una struttura vuota, incapace di muoversi e produrre ricchezza. Un altro approccio può essere questo: presentare al primo incontro le possibilità di guadagno diretto della vendita. Il probabilissimo effetto sarà questo: dopo qualche mese potremmo trovarci di fronte ad un venditore diretto molto bravo, ma solo se a questa persona piace veramente vendere e ce l’ha davvero nel sangue. Questo però non è la base del network marketing. Possiamo avere anche un altro scenario. Nel primo incontro descriviamo per un ora o due in modo molto dettagliato il prodotto o i prodotti, il piano di guadagno, i bonus speciali, i programmi di motivazione, le gite esotiche etc. Già dopo mezz’ora il nostro interlocutore non capisce più nulla e non ci segue in più! Gli può rimanere l’impressione che sta per incominciare a lavorare in una impresa mostruosa. L’approccio peggiore è quello di sponsorizzare una nuova persona e lasciarla poi sola. Non farlo mai. Se non ti senti forte o non hai tempo da dedicare al tuo nuovo collaboratore, aspetta fino quando non ti sentirai più sicuro o chiedi immediatamente aiuto al tuo sponsor. Il metodo che offre i risultati migliori, quello che uso anch’io, è quello dei piccoli passi. Alla base di tutto c’è l’utilizzo del prodotto. Il nostro futuro “socio” deve convincersi intimamente che il prodotto sia ottimo e valido. Non basta raccontarglielo, deve provarlo davvero. Altrimenti, come può essere spontaneo nel proporlo agli altri? Al primo incontro non serve a niente illustrare nei dettagli come si può guadagnare. Meno parli, meglio è. Le raccomandazioni devono partire in un modo naturale e sincero da parte del nostro cliente soddisfatto. Non accelerare e non forzare niente. La cosa peggiore da fare è quella di spaventare le persone travolgendole con una “valanga” di informazioni. Con i piccoli passi si raggiungono gli obiettivi molto efficacemente. È un metodo, se vogliamo, preso un po’ in prestito dall’economia aziendale ed industriale giapponese: il cosiddetto miglioramento continuo, passo a passo (il kaizen, utilizzato per esempio in Toyota) contestualizzato, modernizzato ed adattato alla realtà dell’MLM. Le persone che sono state incoraggiate ad agire lo fanno sull’onda dell’entusiasmo e con belle prospettive. Purtroppo però, non possiedono ancora un’adeguata preparazione e una formazione idonea.
In concreto, si possono individuare 3 errori da evitare.
Nel primo incontro abbiamo mostrato la possibilità di ottenere guadagni incredibili. Le persone nuove si sentono motivate, entusiaste e pronte per agire. Abbiamo mostrato nei dettagli il piano di marketing e il nostro business. Cosa fa poi, un collaboratore nuovo? Naturalmente spiegherà agli altri la stessa identica cosa che hai presentato tu. Quali saranno gli effetti? Di solito, con questo metodo, dopo 3 mesi la persona nuova si sentirà bruciata, demotivata, a volte addirittura “fregata”. Forse sarà stato capace di creare anche una specie di struttura, ma sarà una struttura vuota, incapace di muoversi e produrre ricchezza.
Un altro approccio può essere questo: presentare al primo incontro le possibilità di guadagno diretto della vendita. Il probabilissimo effetto sarà questo: dopo qualche mese potremmo trovarci di fronte ad un venditore diretto molto bravo, ma solo se a questa persona piace veramente vendere e ce l’ha davvero nel sangue. Questo però non è la base del network marketing.
Possiamo avere anche un altro scenario. Nel primo incontro descriviamo per un ora o due in modo molto dettagliato il prodotto o i prodotti, il piano di guadagno, i bonus speciali, i programmi di motivazione, le gite esotiche etc. Già dopo mezz’ora il nostro interlocutore non capisce più nulla e non ci segue in più! Gli può rimanere l’impressione che sta per incominciare a lavorare in una impresa mostruosa.
L’approccio peggiore è quello di sponsorizzare una nuova persona e lasciarla poi sola. Non farlo mai. Se non ti senti forte o non hai tempo da dedicare al tuo nuovo collaboratore, aspetta fino quando non ti sentirai più sicuro o chiedi immediatamente aiuto al tuo sponsor.
Il metodo che offre i risultati migliori, quello che uso anch’io, è quello dei piccoli passi.
Alla base di tutto c’è l’utilizzo del prodotto. Il nostro futuro “socio” deve convincersi intimamente che il prodotto sia ottimo e valido. Non basta raccontarglielo, deve provarlo davvero. Altrimenti, come può essere spontaneo nel proporlo agli altri? Al primo incontro non serve a niente illustrare nei dettagli come si può guadagnare. Meno parli, meglio è. Le raccomandazioni devono partire in un modo naturale e sincero da parte del nostro cliente soddisfatto. Non accelerare e non forzare niente. La cosa peggiore da fare è quella di spaventare le persone travolgendole con una “valanga” di informazioni.
Con i piccoli passi si raggiungono gli obiettivi molto efficacemente. È un metodo, se vogliamo, preso un po’ in prestito dall’economia aziendale ed industriale giapponese: il cosiddetto miglioramento continuo, passo a passo (il kaizen, utilizzato per esempio in Toyota) contestualizzato, modernizzato ed adattato alla realtà dell’MLM        Le persone che sono state incoraggiate ad agire lo fanno sull’onda dell’entusiasmo e con belle prospettive. Purtroppo però, non possiedono ancora un’adeguata preparazione e una formazione idonea.
In concreto, si possono individuare 3 errori da evitare.
Nel primo incontro abbiamo mostrato la possibilità di ottenere guadagni incredibili. Le persone nuove si sentono motivate, entusiaste e pronte per agire. Abbiamo mostrato nei dettagli il piano di marketing e il nostro business. Cosa fa poi, un collaboratore nuovo? Naturalmente spiegherà agli altri la stessa identica cosa che hai presentato tu. Quali saranno gli effetti? Di solito, con questo metodo, dopo 3 mesi la persona nuova si sentirà bruciata, demotivata, a volte addirittura “fregata”. Forse sarà stato capace di creare anche una specie di struttura, ma sarà una struttura vuota, incapace di muoversi e produrre ricchezza.
Un altro approccio può essere questo: presentare al primo incontro le possibilità di guadagno diretto della vendita. Il probabilissimo effetto sarà questo: dopo qualche mese potremmo trovarci di fronte ad un venditore diretto molto bravo, ma solo se a questa persona piace veramente vendere e ce l’ha davvero nel sangue. Questo però non è la base del network marketing.
Possiamo avere anche un altro scenario. Nel primo incontro descriviamo per un ora o due in modo molto dettagliato il prodotto o i prodotti, il piano di guadagno, i bonus speciali, i programmi di motivazione, le gite esotiche etc. Già dopo mezz’ora il nostro interlocutore non capisce più nulla e non ci segue in più! Gli può rimanere l’impressione che sta per incominciare a lavorare in una impresa mostruosa.
L’approccio peggiore è quello di sponsorizzare una nuova persona e lasciarla poi sola. Non farlo mai. Se non ti senti forte o non hai tempo da dedicare al tuo nuovo collaboratore, aspetta fino quando non ti sentirai più sicuro o chiedi immediatamente aiuto al tuo sponsor.
Il metodo che offre i risultati migliori, quello che uso anch’io, è quello dei piccoli passi.
Alla base di tutto c’è l’utilizzo del prodotto. Il nostro futuro “socio” deve convincersi intimamente che il prodotto sia ottimo e valido. Non basta raccontarglielo, deve provarlo davvero. Altrimenti, come può essere spontaneo nel proporlo agli altri? Al primo incontro non serve a niente illustrare nei dettagli come si può guadagnare. Meno parli, meglio è. Le raccomandazioni devono partire in un modo naturale e sincero da parte del nostro cliente soddisfatto. Non accelerare e non forzare niente. La cosa peggiore da fare è quella di spaventare le persone travolgendole con una “valanga” di informazioni.

Con i piccoli passi si raggiungono gli obiettivi molto efficacemente. È un metodo, se vogliamo, preso un po’ in prestito dall’economia aziendale ed industriale giapponese: il cosiddetto miglioramento continuo, passo a passo (il kaizen, utilizzato per esempio in Toyota) contestualizzato, modernizzato ed adattato alla realtà dell’MLM

Le persone che sono state incoraggiate ad agire lo fanno sull’onda dell’entusiasmo e con belle prospettive. Purtroppo però, non possiedono ancora un’adeguata preparazione e una formazione idonea.
In concreto, si possono individuare 3 errori da evitare.
Nel primo incontro abbiamo mostrato la possibilità di ottenere guadagni incredibili. Le persone nuove si sentono motivate, entusiaste e pronte per agire. Abbiamo mostrato nei dettagli il piano di marketing e il nostro business. Cosa fa poi, un collaboratore nuovo? Naturalmente spiegherà agli altri la stessa identica cosa che hai presentato tu. Quali saranno gli effetti? Di solito, con questo metodo, dopo 3 mesi la persona nuova si sentirà bruciata, demotivata, a volte addirittura “fregata”. Forse sarà stato capace di creare anche una specie di struttura, ma sarà una struttura vuota, incapace di muoversi e produrre ricchezza.
Un altro approccio può essere questo: presentare al primo incontro le possibilità di guadagno diretto della vendita. Il probabilissimo effetto sarà questo: dopo qualche mese potremmo trovarci di fronte ad un venditore diretto molto bravo, ma solo se a questa persona piace veramente vendere e ce l’ha davvero nel sangue. Questo però non è la base del network marketing.
Possiamo avere anche un altro scenario. Nel primo incontro descriviamo per un ora o due in modo molto dettagliato il prodotto o i prodotti, il piano di guadagno, i bonus speciali, i programmi di motivazione, le gite esotiche etc. Già dopo mezz’ora il nostro interlocutore non capisce più nulla e non ci segue in più! Gli può rimanere l’impressione che sta per incominciare a lavorare in una impresa mostruosa.
L’approccio peggiore è quello di sponsorizzare una nuova persona e lasciarla poi sola. Non farlo mai. Se non ti senti forte o non hai tempo da dedicare al tuo nuovo collaboratore, aspetta fino quando non ti sentirai più sicuro o chiedi immediatamente aiuto al tuo sponsor.
Il metodo che offre i risultati migliori, quello che uso anch’io, è quello dei piccoli passi.
Alla base di tutto c’è l’utilizzo del prodotto. Il nostro futuro “socio” deve convincersi intimamente che il prodotto sia ottimo e valido. Non basta raccontarglielo, deve provarlo davvero. Altrimenti, come può essere spontaneo nel proporlo agli altri? Al primo incontro non serve a niente illustrare nei dettagli come si può guadagnare. Meno parli, meglio è. Le raccomandazioni devono partire in un modo naturale e sincero da parte del nostro cliente soddisfatto. Non accelerare e non forzare niente. La cosa peggiore da fare è quella di spaventare le persone travolgendole con una “valanga” di informazioni.
Con i piccoli passi si raggiungono gli obiettivi molto efficacemente. È un metodo, se vogliamo, preso un po’ in prestito dall’economia aziendale ed industriale giapponese: il cosiddetto miglioramento continuo, passo a passo (il kaizen, utilizzato per esempio in Toyota) contestualizzato, modernizzato ed adattato alla realtà dell’MLM.
Le persone che sono state incoraggiate ad agire lo fanno sull’onda dell’entusiasmo e con belle prospettive. Purtroppo però, non possiedono ancora un’adeguata preparazione e una formazione idonea.
In concreto, si possono individuare 3 errori da evitare.
Nel primo incontro abbiamo mostrato la possibilità di ottenere guadagni incredibili. Le persone nuove si sentono motivate, entusiaste e pronte per agire. Abbiamo mostrato nei dettagli il piano di marketing e il nostro business. Cosa fa poi, un collaboratore nuovo? Naturalmente spiegherà agli altri la stessa identica cosa che hai presentato tu. Quali saranno gli effetti? Di solito, con questo metodo, dopo 3 mesi la persona nuova si sentirà bruciata, demotivata, a volte addirittura “fregata”. Forse sarà stato capace di creare anche una specie di struttura, ma sarà una struttura vuota, incapace di muoversi e produrre ricchezza.
Un altro approccio può essere questo: presentare al primo incontro le possibilità di guadagno diretto della vendita. Il probabilissimo effetto sarà questo: dopo qualche mese potremmo trovarci di fronte ad un venditore diretto molto bravo, ma solo se a questa persona piace veramente vendere e ce l’ha davvero nel sangue. Questo però non è la base del network marketing.
Possiamo avere anche un altro scenario. Nel primo incontro descriviamo per un ora o due in modo molto dettagliato il prodotto o i prodotti, il piano di guadagno, i bonus speciali, i programmi di motivazione, le gite esotiche etc. Già dopo mezz’ora il nostro interlocutore non capisce più nulla e non ci segue in più! Gli può rimanere l’impressione che sta per incominciare a lavorare in una impresa mostruosa.
L’approccio peggiore è quello di sponsorizzare una nuova persona e lasciarla poi sola. Non farlo mai. Se non ti senti forte o non hai tempo da dedicare al tuo nuovo collaboratore, aspetta fino quando non ti sentirai più sicuro o chiedi immediatamente aiuto al tuo sponsor.
Il metodo che offre i risultati migliori, quello che uso anch’io, è quello dei piccoli passi.
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Con i piccoli passi si raggiungono gli obiettivi molto efficacemente. È un metodo, se vogliamo, preso un po’ in prestito dall’economia aziendale ed industriale giapponese: il cosiddetto miglioramento continuo, passo a passo (il kaizen, utilizzato per esempio in Toyota) contestualizzato, modernizzato ed adattato alla realtà dell’MLM.

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Nel primo incontro abbiamo mostrato la possibilità di ottenere guadagni incredibili. Le persone nuove si sentono motivate, entusiaste e pronte per agire. Abbiamo mostrato nei dettagli il piano di marketing e il nostro business. Cosa fa poi, un collaboratore nuovo?

Naturalmente spiegherà agli altri la stessa identica cosa che hai presentato tu. Quali saranno gli effetti? Di solito, con questo metodo, dopo 3 mesi la persona nuova si sentirà bruciata, demotivata, a volte addirittura “fregata”. Forse sarà stato capace di creare anche una specie di struttura, ma sarà una struttura vuota, incapace di muoversi e produrre ricchezza.

Un altro approccio può essere questo: presentare al primo incontro le possibilità di guadagno diretto della vendita.

Il probabilissimo effetto sarà questo: dopo qualche mese potremmo trovarci di fronte ad un venditore diretto molto bravo, ma solo se a questa persona piace veramente vendere e ce l’ha davvero nel sangue. Questo però non è la base del network marketing.

Possiamo avere anche un altro scenario. Nel primo incontro descriviamo per un ora o due in modo molto dettagliato il prodotto o i prodotti, il piano di guadagno, i bonus speciali, i programmi di motivazione, le gite esotiche etc.

Già dopo mezz’ora il nostro interlocutore non capisce più nulla e non ci segue in più! Gli può rimanere l’impressione che sta per incominciare a lavorare in una impresa mostruosa.

L’approccio peggiore è quello di sponsorizzare una nuova persona e lasciarla poi sola. Non farlo mai. Se non ti senti forte o non hai tempo da dedicare al tuo nuovo collaboratore, aspetta fino quando non ti sentirai più sicuro o chiedi immediatamente aiuto al tuo sponsor.

Il metodo che offre i risultati migliori, quello che uso anch’io, è quello dei piccoli passi.

Alla base di tutto c’è l’utilizzo del prodotto. Il nostro futuro “socio” deve convincersi intimamente che il prodotto sia ottimo e valido. Non basta raccontarglielo, deve provarlo davvero. Altrimenti, come può essere spontaneo nel proporlo agli altri? Al primo incontro non serve a niente illustrare nei dettagli come si può guadagnare.

Meno parli, meglio è. Le raccomandazioni devono partire in un modo naturale e sincero da parte del nostro cliente soddisfatto. Non accelerare e non forzare niente. La cosa peggiore da fare è quella di spaventare le persone travolgendole con una “valanga” di informazioni.

Con i piccoli passi si raggiungono gli obiettivi molto efficacemente. È un metodo, se vogliamo, preso un po’ in prestito dall’economia aziendale ed industriale giapponese: il cosiddetto miglioramento continuo, passo a passo (il kaizen, utilizzato per esempio in Toyota) contestualizzato, modernizzato ed adattato alla realtà dell’network marketing.

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